Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.


Niente è più come era
la luce non brilla
i colori hanno perso lo smalto
tutto è soffuso
una nebbia sporca
tale da coprire la ragione
da smorzare voci lontane
che ritornano come una nenia
il cielo non è più lo stesso
le costellazioni sono confuse
i miei pensieri vagano senza senso
sento la mancanza della luce
Rimetterò a posto le stelle
che avevo colto per te
non è bello vivere
sotto un cielo spoglio.
Cercherò di vivere
senza te e ….
l’illusione di te

Confucio diceva che il modo migliore per conoscere il mondo è quello di non uscire mai dalla propria casa. Invece di spostarsi materialmente,si può viaggiare all’interno della propria anima ma forse non è l’unico modo. Ho passato parecchio tempo della vita ad attraversare le frontiere. Quelle strisce di terra di nessuno fra due posti di controllo sembrano sempre zone piene di promesse: la possibilità di nuove vite , nuovi profumi, nuovi affetti. Ma al tempo stesso scatenano in me un certo disagio , un senso di quasi di ansia per quello che mi attende. Mentre i doganieri rovistano tra le mie valige, sento che tentano di aprire la mia mente, alla ricerca di un contrabbando di sogni e di memorie proibite . Distanze coperte con un balzo , transiti , attese , code infinite , babele di lingue, differenti culture, sfumature di colore ; mente aperta ad assorbire a comprendere.
Ho vissuto in paesi dal grande passato , imbevuti da grandi tradizioni, altri li ho solo sfiorati , visti attraverso un parabrezza scheggiato, ho passato il tempo in enclavi protette , in basi scalcinate .
Città che si dipanano lungo la strada , case che si alternano a campi , deserti che si susseguono , punteggiati da oasi, grandi fiumi , passi montuosi, mercati colorati , povertà e ricchezza sfrenata , tutto ciò fa parte del mondo.
Ho conosciuto centinaia di persone , molte mi hanno lasciato qualcosa , altre sono scivolate via perse nell’oblio. Ho montagne di queste piccole e grandi cose , accatastate, mai ordinate ma ci sono e fanno parte di me e ho portato in giro la mia anima.

Lei. Formaggio. Un bicchiere di vino. Uva. Respiro di sera, lento. Nel cortile le ombre riflesse dalle finestre. Un albero di limoni. E se piove. E se non facessi in tempo? (Mi dà un gran fastidio chi invece di scopata dice coito e va blaterando che l’orgasmo della donna è sentimentale). Uva, sulla lingua. Schiaccio l’acino lentamente fra i denti. Prendo dal frigorifero, chissà perchè lo tengo lì, il barattolo delle olive: sono rimaste a lungo in salamoia con spicchi d’aglio, acqua, sale, limone, peperoncino e qualche foglia d’alloro. L’ho imparato da mia madre. Sono piccanti, ottime, ci stanno bene col formaggio. Non sono molte le cose che ho imparato da mia madre, ero sempre in senso contrario. Almeno avessi appreso a fare gli gnocchi e la sua bella calligrafia. La sera la stanza è come più bassa. Il tempo. E il tempo del sogno? Chi siamo noi? Due estranei, conoscenti, amici. più o meno. E’ sufficiente sia uno a crederlo per essere amici? Simpatia serale. Tu davanti a me, io, scalza con il vassoio in mano in attesa che ti accorga di me. Mi piacerebbe solo sapere cosa stai pensando adesso. Sai raccontare come uno che infila perle per farne collane da donare alle belle ragazze. Mi è sempre piaciuto ascoltarti insieme al rumore del mare. E continuo a sognare ad occhi aperti. Io mi prendo cura di te, e tu di me. Di certo la lavatrice la lascerei caricare a te, per tutti e due, mischiando i panni. L’immondizia la portiamo giù a turno. Tu vai a fare la spesa al negozio buono, invece io tagliuzzo le verdure fine, fine, per la minestra. E tu mi copri la notte, ed io mi scopro di nuovo. E facciamo l’amore con grazia come le acque sopra il mare.
Comunque poi alla fine ognuno resta solo, anche chi non lo sa. Mi alzo e vado al computer, scrivo questo raccontino,
Lui. Una coppa di vino bianco fresco. Il bicchiere si appanna , guardo attraverso. Quante volte nella vita si deve far finta di non vedere o sentire. In certi momenti le parole escono più veloci del controllo della mente, spesso ci si pente ma molto più spesso le si sentono rinfacciate. Qualche fetta di salame , un pezzo di sardo fresco, un cestino di fave. In un giorno quanti stati d’animo ci attraversano, si alternano, si sovrappongono. La bottiglia di Coca è nello scomparto del frigo, bevo dalla bottiglia facendo scorrere il liquido nel palato. Come si può definire il nostro rapporto , siamo amici , amanti , conoscenti o chissà cosa. Non sopporto i supermercati, mi piace fare spesa nei negozi dove c’è rapporto con chi contribuisce a rendere accettabile quello che ti propina. Mi piace come fai l’amore , l’odore della tua pelle, le tue fossette, il tuo modo di ridere. Le tende arancioni sventolano lasciando passare la primavera , le tue piante si stanno svegliando , le rondini rioccupano i loro nidi. Forse potrei cambiare lavoro , potrei fare l’irundologo , sarei all’aperto , aspetterei la primavera due volte l’anno. Mi piacciono i paesi caldi, potremmo andare a vivere in una palafitta sul mare non ti farei cucinare il pesce ma vorrei un nido sotto al tetto; tu potresti aprire un chiosco per vendere granite al gusto di papaia. La mattina quando c’è bassa marea potremmo andare a scrivere versi sulla sabbia aspettando che il mare li cancelli . Guardo i baccelli delle fave , fanno così tanto volume , e sono pronti da buttare. Penso all’amore , bruciata la passione , rimane lì sottile e bisogna dedicarci un sacco di attenzioni . Guardo le rondini rimettere in ordine la loro casa e nei loro movimenti traspare amore :sarà che il loro non è un andare ma sempre un ritornare, sarà che schivano sempre l’inverno ; sarà l’inverno ad uccidere l’amore?